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Carlo di Borbone,
restauratore del Regno di Napoli |
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Durante la Guerra di Successione
Austriaca, Carlo mandò nel 1742 un corpo
d'esercito in Lombardia in aiuto dei franco-spagnoli
(tutti i rami di Casa Borbone erano alleati);
accadde però che una flotta inglese apparve
nel Golfo di Napoli e minacciò di bombardare
la città; Carlo decise allora di ritirare
il corpo, suscitando le ire di Parigi e Madrid.
Ma seppe ben riscattarsi nel 1744, quando sconfisse
pienamente un esercito austriaco a Velletri,
ponendo così fine per sempre alle pretese
asburgiche su Napoli, e di fatto riuscendo a
svincolarsi dalla tutela di Madrid. Con questa
vittoria, Carlo inizia ad essere veramente il
Re di Napoli, e il Regno diventa indipendente
a tutti gli effetti. Ciò divenne ancor
più chiaro nel 1746, con la morte di
Filippo V di Spagna e con la messa in disparte
di Elisabetta: infatti Carlo licenziò
il Montealegre sostituendolo con il Fogliani.
Commenta il Valsecchi: «Il
regno di Carlo era stato, fino allora, una monarchia
ispanico-italica: si avvia, da questo momento,
a divenire una monarchia italiana» .
Carlo, infatti, da questo momento, diviene un
vero "Re di Napoli", entrando in perfetta
sintonia con il suo popolo e i suoi bisogni.
E col passar degli anni sovrastò l'influenza
dei ministri, divenendo un grande sovrano e
il vero artefice della sua politica, accentrando
il potere nelle sue mani: «Lo
Squillace, il Tanucci, che occupavano i posti
più importanti, erano sue creature; e,
pur godendo di tutta la sua fiducia, erano confinati
nelle loro attribuzioni, sottomessi alla sua
diretta sorveglianza» .
Dopo cinque figlie femmine, Maria Amalia diede
a Carlo il primo maschio, purtroppo incapace
mentale; ma poi vennero altri quattro maschi
(Carlo Antonio, Ferdinando, Gabriele e Francesco
Saverio), e in tal maniera la successione era
assicurata.
Il problema però era che minacce di carattere
"dinastico" gravavano sul Regno. Infatti
Carlo era destinato a succedere al fratellastro
Ferdinando VI sul Trono di Spagna, in quanto
questi era senza eredi maschi, e le grandi potenze,
con la Lega di Aranjuez e il Trattato di Vienna,
avevano stabilito che il Regno passasse al Duca
di Parma e Piacenza Filippo di Borbone, e i
due Ducati rispettivamente all'Austria e ai
Savoia. In pratica, Carlo rischiava, per salire
al Trono di Madrid, di perdere il regno che
si era conquistato.

Re
Carlo firma la Prammatica del 1759 |
Lavorò
sempre perché questo "equivoco"
(come lo chiamava) non accadesse: e in
effetti vi riuscì, favorito da
situazioni internazionali. Quando nel
1759 morì Ferdinando VI, gli successe
sul Trono di Madrid con il nome di Carlo
III, e, rinunziando alle Corone di Napoli
e Sicilia (ciò era già previsto
dalle norme ereditarie borboniche; Carlo
avvalorò tale decisione promulgando
la Prammatica del 6 ottobre 1759 con la
quale egli, divenuto Re di Spagna, sanciva
definitivamente l'irreversibile processo
di divisione delle due Case Reali), le
garantì al terzogenito maschio
Ferdinando, di soli otto anni (il secondogenito
Carlo Antonio lo seguì in Spagna
come erede al Trono). |
La reggenza venne affidata
a otto ministri, fra cui il Tanucci, Primo Ministro
e Ministro degli Esteri, ma sempre sotto il
controllo di Carlo dalla Spagna. «Napoli
doveva a lui il massimo dei benefici: l'indipendenza
con tutti i suoi buoni effetti, dopo 230 anni
di servitù allo straniero»,
come scrive Michelangelo Schipa nell'"Enciclopedia
Italiana" (sub voce).
Gli ultimi anni della sua vita saranno un po'
amareggiati dalla discordia con il figlio a
Napoli, ed in particolare con sua moglie, Maria
Carolina, figlia dell'Imperatrice Maria Teresa
d'Asburgo, decisa a spezzare l'influenza spagnola
a Corte. Ma la sua opera resterà indelebile
nella storia napoletana. Morì nel 1788.
Il principale merito di Carlo resta, in effetti,
quello di aver ricreato la "nazione napoletana",
aver reso il Regno indipendente e sovrano, come
ha anche scritto lo Spagnoletti. Per quanto
oggi i più recenti e importanti studi
stanno giustamente rivalutando la politica svolta
dagli Asburgo nei secoli precedenti, è
indubbio che solo con il Regno di Carlo il governo
napoletano, i suoi sovrani, i suoi ministri,
iniziarono a pensare e agire nell'interesse
esclusivo del Regno di Napoli e dei suoi abitanti.
Traendo un bilancio del suo regno a Napoli,
lo storico Giuseppe Coniglio così scrive:
«Carlo, alla vigilia
della sua partenza per la Spagna (
) Aveva
stabilito tutto quanto era possibile prevedere
ed aveva ottenuto l'approvazione delle grandi
potenze (
) Figli e fratello di Carlo avrebbero
regnato in pace e trasmesso ai loro eredi il
trono; la costruzione diplomatica si mostrò
efficiente ed atta ad affrontare vicende quanto
mai ardue e tempestose, superando periodi estremamente
difficili, sia in Spagna, sia in Italia»
.
Del resto, così scrive il noto storico
Franco Valsecchi :
«L'avvento di re
Carlo significava, per i napoletani, ben più
di un cambiamento di dinastia. Era, con il nuovo
re, la restaurazione dell'antico regno, dopo
secoli di dominazione straniera (
) I governi
che si erano succeduti nel primo trentennio
del secolo, erano governi stranieri, distolti
da preoccupazioni estranee e lontane. Il nuovo
re è venuto anche lui dal di fuori; ma
non come dominatore straniero. Le speranze dei
napoletani si accendono: "grazie a Dio,
non siamo più provinciali". Spetta
alla nuova dinastia nazionale il compito di
rendersi interprete della nuova realtà
e delle sue esigenze». E i napoletani
si sentirono coinvolti e uniti con la nuova
dinastia, come dimostreranno ampiamente dal
1799 in poi con le insorgenze e il sanfedismo,
la resistenza armata popolare contro l'invasore
napoleonico.
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