Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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Storia

 
Carlo di Borbone,
restauratore del Regno di Napoli

L'uomo e la sua opera

Così lo Schipa descrive le qualità dell'uomo nella sua già citata voce nell'"Enciclopedia Italiana": «parsimonia, religiosità, equilibrio di spirito, puntualità, purezza di costume, amore per la magnificenza delle arti (…) Irreprensibile nelle sue qualità personali. Come sovrano amò i suoi popoli, ne cercò il bene…". Religiosissimo, fu però sovrano non chino alle direttive del Papato, anche se mai abbandonò «il suo ossequio di figlio devoto della Chiesa. Tutto quanto non rientrava nel quadro della fede tradizionale gli era inviso» Ivi, p. 90.: da qui la sua ferma condanna e persecuzione della Massoneria, secondo le richieste di Benedetto XIV. Ma ben duro fu contro il lusso eccessivo dell'alto clero e soprattutto contro i gesuiti, specie nel proseguo del suo governo in Spagna, dove attuò la clamorosa espulsione dal Regno della Compagnia di Gesù, i cui beni furono utilizzati per la costruzione di seminari e opere di cultura. Uomo irreprensibile, fu marito devoto: suo unico vero svago era la caccia. Ebbe sempre di mira il bene delle sue popolazioni (soprattutto si adoperò al massimo per alleviare i bisogni dei più indigenti, come leggendo le righe successive si potrà costatare), e ciò lo spinse ad iniziare - specie nel Regno di Napoli - quella politica di riforme amministrative, sociali ed anche religiose che tanto hanno reso famosa la Casa Borbone delle Due Sicilie.
Michelangelo Schipa e altri storici sostengono come critica che egli non condusse a termine le riforme iniziate, che furono invece attuate in fondo dai suoi successori; occorre però tener presente che intanto ebbe il merito di cominciarle e di fornire quindi l'impronta di governo anche ai suoi eredi al Trono, e inoltre che egli dovette ad un certo punto lasciare Napoli per la Spagna. Ed infatti lo Schipa ammette che proprio con il suo governo la Spagna stessa, dopo decenni di decadenza, ebbe una nuova rinascita.
Ecco le principali attività da lui attuate o comunque iniziate: elencarle sotto l'aspetto dell'edilizia servirà a meglio rendere l'idea della vastità delle iniziative e degli interessi del Sovrano verso il suo popolo.


Torneo cavalleresco davanti
alla Reggia di Caserta
(Salvatore Fergola)

Partendo dall'edilizia civile, molto curata dal Monarca proprio per evidenziare con lo sfarzo e la bellezza delle costruzioni reali lo splendore della dinastia, occorre ricordare anzitutto il restauro della Reggia di Napoli e la costruzione della splendida Reggia di Caserta (da buon pronipote di Luigi XIV), secondo palazzo reale al mondo per grandezza e bellezza; e poi il Palazzo di Portici, il magnifico obelisco di S. Domenico a Napoli, il Teatro San Carlo, realizzato in 270 giorni, la Casina di Persano, il Palazzo Reale e il bosco di Capodimonte, la strada della Marinella e del Chiatamone, il molo e il porto, la Piazza del Mercatello, il quartiere di Pizzofalcone, l'obelisco della Concezione al Gesù Nuovo, il quartiere di Cavalleria della Maddalena, il restauro dei porti di Salerno, Taranto e Molfetta, il porto di Girgenti, varie strade, ecc.

Per l'edilizia militare, ricordiamo il Forte del Granatello, i quartieri militari di Aversa, Nola e Nocera, il restauro di tante fortezze e la costruzione di nuove, la creazione dell'esercito nazionale e della flotta, la più importante in Italia e la prima fra quelle di second'ordine in Europa, la costruzione di fabbriche di oggetti militari che emanciparono il Regno dal monopolio straniero.

Veduta dell'Albergo dei Poveri
(Carlo Valli)

Per l'edilizia sacra e di carità (sensibilissimo fu sempre il Re per i bisogni dei poveri), occorre ricordare il Ritiro delle Donzelle povere dell'Immacolata Concezione, l'Opera del Vestire gli Ignudi, il Collegio delle Scuole Pie a Palermo, l'Immacolatella, il grande Albergo dei Poveri a Palermo, il Monastero delle Teresiane a Chiaja e a Pontecorvo, i due grandiosi Alberghi per i Poveri del Regno, l'uno a Porto Nolano, l'altro a S. Antonio Abate, il Ritiro di S. Maria Maddalena per le donne ravvedute, a Capua il monastero delle Carmelitane, il restauro dell'incendiata Chiesa dell'Annunziata a Napoli, ecc.

Per l'ediliza culturale, ricordiamo la nuova splendida sede dell'Università, gli scavi di Ercolano e Pompei, l'Accademia Ercolanense, la Fabbrica de' Musaici, l'istituzione di nuove accademie e cattedre nel Regno, la Biblioteca Reale, divenuta poi la grande Biblioteca Nazionale e il Museo nazionale. Chiamò poi G.B. Vico a corte come storiografo del Regno.
Fra le iniziative commerciali, per salvare la difficilissima condizione economica del Regno, Carlo istituì la Giunta di Commercio, intavolò trattative con turchi, svedesi, francesi e olandesi, istituì una compagnia di assicurazioni e prese provvedimenti per la difesa del patrimonio forestale, cercò di sfruttare le risorse minerarie, anche se poi si dovette interrompere l'iniziativa per mancanza di fondi e anche le altre iniziative non sortirono comunque gli effetti desiderati, almeno non subito.

La Reggia di Capodimonte
(dal "servizio dell'oca",
porcellane di Capodimonte)

La più famosa delle iniziative artistico-commerciali fu senz'altro quella delle porcellane di Capodimonte. Al di là dei costi altissimi, così descrive Valsecchi l'iniziativa: «Fu una splendida creazione, che tradusse, con squisito senso d'arte e con felice genialità, l'immagine della vita napoletana», sia di quella signorile che di quella popolare.

Inoltre istituì consolati e monti frumentari, fece leggi per l'incremento dell'agricoltura e della pastorizia.

Nel 1741 fece un concordato con Roma con cui iniziò a tassare alcune proprietà del clero, poi aggiornò il sistema tributario; migliorò il caos legislativo varando un nuovo codice nel 1752, anche se non venne pedissequamente applicato, e si interessò anche del sistema giudiziario, ma senza sconvolgere il secolare assetto sociale dello Stato.
Nel 1759 Carlo andò a Madrid per assurgere al Trono di Spagna. Ma lasciò un Regno vero al figlio, un regno nuovo, un regno avviato sulla strada delle riforme, del progresso civile e culturale, un regno amato dai suoi sudditi. E questa è la più grande delle ricchezze che i suoi discendenti erediteranno da lui.

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