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Se si vuole essere realmente imparziali nel
giudizio storico, occorre tener presente fino
in fondo la reale gravità del tradimento dei
giacobini, sia verso i legittimi sovrani che
verso il popolo del Regno; gravità peggiorata
dal fatto che si consegnò lo Stato in mano ad
un nemico invasore, e, soprattutto, agli occhi
dei Sovrani, dal fatto che i traditori erano
per lo più nobili e spesso amici della coppia
reale e da loro beneficiati.

Michele Pezza,
detto Fra Diavolo |
Se
si potesse avere un colpo d'occhio istantaneo
e generale del Regno di Napoli nel primo
semestre 1799, si vedrebbero decine di
migliaia di persone dall'Abruzzo e basso
Lazio fino alla Puglia ed alla Calabria
insorgere in armi volontariamente e combattere
fino alla morte contro la Repubblica giacobina
e l'invasore napoleonico in nome della
Chiesa e dei Borbone delle Due Sicilie.
Volendo solo nominare qualcuno fra i più
famosi capi dell'insorgenza filoborbonica,
occorre citare, oltre Fra Diavolo, G.B.
Rodio, Giuseppe Pronio, Vito Nunziante
,
Sciarpa, Panedigrano, ecc.
Da ricordare è poi anche la grande
guerra sostenuta dai francesi con l'instaurazione
prima di Giuseppe Bonaparte poi di Gioacchino
Murat sul Trono di Napoli, contro il cosiddetto
"brigantaggio" meridionale filoborbonico,
dal 1806 al 1810. |
È una storia tragica, caratterizzata
da stragi ferocissime, rappresaglie senza scrupoli,
scene drammatiche ed incivili. Insorsero la
Puglia, la Basilicata, ma soprattutto tutte
le Calabrie, creando un vero e proprio stato
di guerra permanente. Gli insorgenti - a capo
dei quali vi erano alcuni eroi del '99 (di nuovo
Michele Pezza ,
Sciabolone, De Donatis, G.B. Rodio ,
Sciarpa, Panedigrano, i protagonisti della Santa
Fede che dopo sette anni non esitarono ad abbandonare
nuovamente famiglia e lavoro, più tutti
i loro privilegi acquisiti, per andare incontro
alla morte in una guerra disperata al fine di
servire la stessa causa di sette anni prima,
lo stesso Re contro lo stesso nemico), più altri
nuovi esponenti controrivoluzionari, fra cui
ricordo solo, fra tutti gli altri, Carmine Caligiuri,
Rodolfo Mirabelli, Alessandro Mandarini e vari
altri, sostenuti dagli inglesi via mare - per
anni affrontarono gli eserciti franco-partenopei,
sostenendo anche vere e proprie battaglie "in
grande stile", come quella vittoriosa di Maida.
Alla fine furono sì sconfitti, ma non per questo
Murat ottenne mai la pace e l'appoggio dei suoi
sudditi: come già ricordato nella voce dedicata
a Ferdinando IV, quando tentò la riconquista
del Regno nel 1815 sbarcando a Pizzo, fu preso
a fucilate dai contadini del luogo, quindi arrestato,
processato e condannato a morte.
L'insorgenza fu un'occasione eccezionale per
molti popolani e umili per dimostrare la propria
fedeltà eroica ai sovrani, così come fu occasione
per altri (nobili e signori) per dimostrare
il proprio tradimento ai loro benefattori e
sovrani.
Alcune considerazioni

Antonio Capace Minutolo,
Principe di Canosa |
Se
non è possibile soffermarsi nel racconto
dei fatti, può essere però opportuno svolgere
qualche breve considerazione di carattere
generale. Mentre per tutti gli altri episodi
eroici e tragici dell'Insorgenza italiana
avvenuti ovunque nella Penisola nell'arco
dei 25 anni in questione è prevalsa, da
parte della storiografia italiana, la
tendenza a "occultare", per quanto riguarda
la spedizione del Ruffo e il sanfedismo,
non essendo possibile ciò date le dimensioni
epocali del fenomeno, è invalsa la tendenza
a calunniare: quelle del Ruffo erano solo
bande di delinquenti ed assassini assetati
di sangue e di ricchezze facili; e il
Ruffo ne era il degno capo. |
Naturalmente, non si può negare che aderirono
anche delinquenti e briganti veri; tant'è vero
che lo stesso Cardinale ne era fortemente contrariato,
e adottò sovente misure severissime per reprimere
gli atti delinquenziali; fece sempre e comunque
tutto il possibile anche per salvare i giacobini
stessi dalla furia dei suoi uomini, tanto che
accadde non di rado che gli stessi repubblicani
si consegnassero a lui in persona al fine di
sfuggire alla vendetta dei sanfedisti. |