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La proposta, come è noto, ebbe grande successo,
in quanto prevedeva il mantenimento della civiltà
cattolica e tradizionale da un lato e l'ottenimento
di una forma di unità confederativa dall'altro,
accontentando, qualora realmente e correttamente
applicata, tutte le esigenze del tempo. Il neoguelfismo
giobertiano ebbe ancor maggior successo dopo
l'elezione nel 1846 al Trono di Pietro di una
Papa favorevole al progetto, Pio IX, il quale,
con le sue riforme, divenne il simbolo vivente
(suo malgrado) del Risorgimento italiano in
questa sua prima fase.

Ritratto di S.S. Papa Pio IX |
Dinanzi
alle sempre più spinte concessioni politiche
che Pio IX faceva a Roma, Ferdinando si
mostrava sempre scettico, anche se il
progetto giobertiano, come progetto in
sé, non lo vedeva contrario di principio:
anche Ferdinando amava sinceramente l'Italia.
Il fatto era che ormai egli aveva quasi
già venti anni di Regno alle spalle, ed
aveva imparato, anche in merito a ciò
che era accaduto al nonno, a diffidare
dei liberali e dei rivoluzionari (e forse
in cuor suo diffidava anche delle sincerità
delle intenzioni di qualche altro sovrano
italiano…). Ma poi iniziò il 12 gennaio
1848 una rivolta autonomista in Sicilia.
Ferdinando, innervosito dal fatto che
gli altri facevano le riforme e a lui
poi toccavano le grane, volle fare un
atto di coraggio e di sfida: lui che fino
a quel momento era rimasto estraneo al
generale movimento riformista inaugurato
da Pio IX, scavalcò tutti gli altri sovrani
italiani e concesse la costituzione d'un
colpo solo, mettendo fra l'altro in imbarazzo
il Papa, il Granduca di Toscana, i Duchi
di Parma e Modena e Carlo Alberto a Torino,
i quali, dopo questa mossa, furono costretti,
uno dopo l'altro, concedere anch'essi
la costituzione. |
A
questo punto era chiaro che l'equilibrio e l'ordine
stabiliti a Vienna nel 1815 erano venuti meno;
inoltre una rivoluzione era scoppiata anche
a Vienna, e Metternich era uscito di scena;
approfittando di ciò, i milanesi il 18 marzo
erano insorti cacciando gli austriaci e chiedendo
a tutti i sovrani italiani di combattere insieme
contro gli Asburgo per l'indipendenza italiana.
Per altro, dopo varie esitazioni, Carlo Alberto
era effettivamente entrato con il suo esercito
in Lombardia e marciava contro il "Quadrilatero"
austriaco. Insomma, era giunto il momento di
mettere in pratica il piano giobertiano.
Pio IX era pronto, ed inviò delle truppe non
per attaccare ma a difesa dello Stato Pontificio,
ed anche il Granduca di Toscana inviò i suoi
uomini. Ferdinando, dinanzi ad una vera ed effettiva
unità degli italiani per l'indipendenza non
si tirò indietro, ed inviò l'esercito a combattere.
È il momento magico della storia d'Italia! Tutti
uniti per l'indipendenza, secondo però gli obiettivi
del neoguelfismo, vale a dire un'Italia confederale
e cattolica, e pertanto monarchica e legittimista.
Il problema però è che non tutti la pensavano
in tal maniera… Anzitutto i democratici, che
ovunque, e specie a Firenze, Roma e Napoli miravano
al progetto mazziniano di sovversione repubblicana
dell'ordine tradizionale; e poi Carlo Alberto,
che in maniera ogni giorno più evidente conduceva
la guerra isolatamente ed evidenziando le sue
reali intenzioni, che non erano certo quelle
neoguelfe, bensì più semplicemente quelle di
realizzare l'antico sogno di Casa Savoia, l'annessione
della Lombardia e se possibile del Veneto. A
questo punto Ferdinando, fiutato il vento, cambiò
nettamente atteggiamento (nel frattempo, anche
Pio IX ritirava le sue truppe, sia perché oramai
era evidente che a Roma si preparava il colpo
di stato mazziniano, sia perché da Vienna giungevano
minacce di scisma qualora il Papa non avesse
smesso di fare guerra all'Impero cattolico,
e Pio IX, per quanto amasse l'Italia, era anzitutto
il Pontefice di tutti i cattolici del mondo
prima che il sovrano di uno Stato italico):
mediante un colpo di forza, prima ritirò la
costituzione, onde evitare che il governo gli
sfuggisse definitivamente di mano e finisse
in quelle mazziniane (come stava accadendo a
Roma e Firenze), pericolo effettivo che varie
rivoluzioni locali nelle provincie meridionali
del Regno stavano chiaramente evidenziando;
poi ritirò i suoi soldati dal fronte, visto
che farli morire per dare la Lombardia a Carlo
Alberto (e non per fare la Confederazione Italiana)
non aveva alcun senso; infine riconquistò manu
militari la Sicilia, ponendo fine ad ogni disordine
e velleità rivoluzionaria e sovversiva, e dimostrandosi
uomo di carattere come pochi l'Italia aveva
conosciuto. Uomo di carattere ma anche generoso:
perdonò i condannati a morte per ribellione
dopo i fatti del '48, e tale generosità fu ripagata
da parte rivoluzionaria con l'attentato mortale
(miracolosamente fallito) che dovette subire
da Agesilao Milano (un ufficiale calabrese)
nel 1856: fu l'unica condanna a morte che il
Re non volle amnistiare, proprio per l'ingratitudine
fanatica dimostrata in tale occasione. Anche
in politica estera si dimostrò sempre un sovrano
energico con idee chiare, il cui unico obiettivo
erano gli interessi del suo popolo, dinanzi
ai quali era capace di dire no anche all'Austria
e alla Gran Bretagna. Ad esempio, negli Anni
Trenta, ancor giovane sovrano, tenne testa al
Palmerston per la nota vicenda degli zolfi siciliani.
Era successo che nel 1816 il Governo britannico
si era fatto concedere da Ferdinando I il monopolio
dello sfruttamento dello zolfo siciliano per
pochi soldi, senza che il Regno ci guadagnasse
sopra. A Ferdinando II ciò non andava giù; inoltre,
egli aveva abolito la tassa sul macinato (per
non gravare sul popolo), e quindi aveva bisogno
di soldi. Così decise di affidare il monopolio
a una società francese che pagava il doppio
dell'Inghilterra. Parlmerston mandò subito una
flotta militare davanti al Golfo di Napoli,
minacciando senza ritegno di bombardare la città.
Ferdinando II mostrò il suo carattere, tenne
duro, preparando flotta ed esercito alla guerra.
Il tutto si risolse con l'intervento di Luigi
Filippo Re dei Francesi: il Re dovette rimborsare
sia gli inglesi che i francesi (perché il monopolio
rimase agli inglesi, che però mai dimenticarono
l'onta subita) il presunto danno arrecato .
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