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Storia

 
Ferdinando II delle Due Sicilie:
un grande Sovrano

Rispose negativamente anche all'offerta di Francesco Giuseppe nel 1851 di una lega degli Stati italiani, né accettò le pressioni prima di Luigi Filippo poi di Napoleone III di cambiare metodo di governo.

S.S. Pio IX benedice a Gaeta
la Famiglia Reale

Ben diversamente si comportò invece con la Chiesa. Ebbe sempre filiale devozione, ed in particolare modo diede eccellente e generosa ospitalità a Pio IX durante i due anni di esilio da Roma a causa degli eventi del '48 e della Repubblica Romana; ma non concesse mai nulla di più di quanto prevedesse il Concordato in vigore, ed anzi invitò i gesuiti de "La Civiltà Cattolica" a lasciare il Regno.

Gli ultimi anni della sua vita furono in parte contristati dalla consapevolezza che a Torino si stava preparando qualcosa di pericoloso, con l'appoggio della Gran Bretagna di Palmerston e delle forze internazionali protestantiche e massoniche, e ancora nel 1857 dovette subire la tragica spedizione del Pisacane contro il suo Regno. Ma la morte lo colse ancor giovane proprio alla vigilia di quegli eventi che condussero alla caduta del Regno, quando cioè più che mai sarebbero state necessarie la sua energia, la sua lungimiranza e l'esperienza che sempre dimostrò durante il suo importante e fecondo governo.


Un regno di progresso civile e materiale

Ferdinando II fu sicuramente il Re di Napoli più amato dai suoi sudditi, ed è per tal ragione ovviamente che a tutt'oggi risulta essere il sovrano più calunniato della storia, perché la storia fu scritta da coloro che portarono via il Regno a suo figlio, e lo portarono via tramite un'invasione a tradimento di uno Stato pacifico ed alleato, legittimo e benvoluto dai propri sudditi. Pertanto è chiaro che un tale atto poteva essere giustificato solo con l'accusa da parte dei vincitori di indegnità di governo verso la famiglia dei Borbone delle Due Sicilie. Insomma, per fornire una parvenza di giustificazione storica all'assalto piratesco del pacifico, alleato, legittimo e sette volte secolare Regno delle Due Sicilie, occorreva infangare la memoria dei detentori di quel Trono, ed in particolare la memoria del suo migliore e più recente esponente (essendo Francesco II appena salito al Trono e troppo giovane ancora per essere credibilmente calunniato).

S.M. Ferdinando II

Nella successiva voce dedicata a Francesco II e ai fatti storici che condussero alla caduta del Regno, approfondiremo gli eventi specifici della politica cavouriana, della spedizione dei Mille e della eroica resistenza borbonica. Per il momento, analizziamo la politica riformatrice svolta da Ferdinando II, in quanto in tal maniera si potrà ben capire perché fu il sovrano più amato dal suo popolo. I suoi calunniatori, vale a dire coloro che tramarono in maniera diretta o indiretta per la caduta del Regno, presentarono il suo governo come "la negazione di Dio", e da allora tutti i libri di storia scolastici e non solo continuano a ripetere stancamente le stesse calunnie indottrinate. Noi invece lasciamo la parola ad alcuni fra i più noti storici del Risorgimento antichi e recenti non supinamente allineati a tali menzogne per descrivere la vera personalità e il reale operato del sovrano.

Lo storico Angelantonio Spagnoletti A. SPAGNOLETTI, Storia del Regno delle Due Sicilie, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 80-90. descrive la fama che circondava Ferdinando II fra i suoi sudditi. Sicuramente fu il più amato fra i Re Borbone di Napoli; egli sempre si preoccupò di alleviare le sofferenze delle sue popolazioni quando venivano colpite da terremoti, epidemie, andando di persona sul luogo, e spesso era presente in Sicilia per risolvere direttamente gli immancabili problemi con le difficili popolazioni locali (perfino Luigi Blanch riconosce l'attaccamento delle popolazioni al sovrano e Niccolò Tommaseo lo descrive come il migliore dei Principi italiani). Nei suoi viaggi viveva con i sudditi, faceva da testimone ai lori matrimoni e battesimi, lasciava loro denaro, ecc. Insomma, amava presentarsi come il Padre del suo popolo, che per lui era la sua famiglia. Commenta Spagnoletti (p. 88): «La calunnia sembrava accompagnare costantemente la vita e l'operato di Ferdinando II; ciò nonostante quella che gli ambienti filoborbonici costruivano era l'immagine di un sovrano virtuoso e leale, che aveva mantenuto in sé il valore, la clemenza e la religione dei suoi avi, aveva evitato il coinvolgimento del regno nei moti del 1830-'31 e, con quello, pericolose interferenze straniere, aveva difeso l'onore nazionale nella questione degli zolfi e, per questo, aveva dalla sua l'intero popolo napoletano che era quasi "immedesimato" nei pensieri del suo re».
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