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- Già dagli Anni Cinquanta, ed in particolare
nel 1858 con i Patti di Plombières, Cavour aveva
preparato, con la complicità di Napoleone III
e della Gran Bretagna, e l'aiuto del mondo democratico
italiano, l'invasione del Regno delle Due Sicilie,
Stato sovrano sette volte secolare, pacifico,
amico, alleato del Regno di Sardegna, il cui
ultimo Re per altro era cugino del Re Vittorio
Emanuele II;
- Napoleone III appoggiò Cavour nella speranza
(poi rivelatasi chimerica) che il Regno andasse
a suo cugino Luciano Murat, mentre la Gran Bretagna
nella speranza che un nuovo Regno d'Italia,
ad essa riconoscente ed amico, potesse contrastare
sia la predominanza francese che quella asburgica
(inoltre, il mondo anglicano nutriva concrete
speranze di "evangelizzare" l'Italia, ancora
vittima della "superstizione papista");
- Garibaldi, per la sua spedizione, ricevette
uomini, navi, ma soprattutto armi dal Regno
di Sardegna, mentre i soldi li ricevette dalla
Gran Bretagna e dalla massoneria internazionale
in grande abbondanza
;
- tali soldi servirono per la corruzione dei
più alti ufficiali borbonici, che fin
dallo sbarco in Sicilia non combatterono mai
seriamente i garibaldini (basti pensare che
Garibaldi giunse a Napoli in treno! E con solo
qualche morto e ferito in tutto), consegnando
vilmente intere fortezze e varie postazioni
militari all'invasore; ma servirono anche per
la corruzione dei principali uomini di governo,
che consigliarono sempre Francesco II nella
maniera peggiore possibile, fino ad arrivare
all'aperto tradimento, come nel caso, solo per
fare il nome più celebre, di Liborio
Romano, primo ministro e primo traditore del
Re;
- Cavour diede ordine all'ammiraglio Persano,
comandante della flotta sabauda, di seguire
da lontano la spedizione di Garibaldi e di aiutarlo
qualora tutto fosse andato per il meglio; e
così puntualmente avvenne;
- ugualmente fece la Gran Bretagna, che schierò
un'intera flotta in assetto di guerra nel Golfo
di Napoli mentre Garibaldi arrivava, chiaro
segno di cosa sarebbe accaduto se Francesco
II avesse tentato di resistere;
- mentre Vittorio Emanuele II giurava amicizia
al cugino a Napoli e deprecava quanto stava
avvenendo, Cavour dava ordine al generale Cialdini
di scendere con l'esercito a Napoli per impossessarsi
del Regno (per altro invadendo lo Stato Pontificio),
e lo stesso Re sabaudo venne al Sud per ottenere
da Garibaldi il Regno conquistato (l'incontro
di Teano);
- come è noto, di fronte a quanto stava
accadendo, da parte sua Napoleone III, che in
pubblico condannava la spedizione come un atto
di pirateria internazionale (e come poteva essere
altrimenti definita?), di nascosto diede il
suo assenso al Cavour con la famosa frase: "Faites,
mais faites vite!", chiedendo però,
in cambio del suo "non-intervento",
Nizza e Savoia;
- Francesco II, dinanzi ad uno dei più grandi
complotti internazionali della storia, e, soprattutto,
dinanzi al tradimento dei suoi ufficiali e dei
suoi uomini di governo e più vicini e "devoti"
consiglieri, comprese che tutto era perduto,
ma che occorreva non perdere l'onore e la memoria
storica: per evitare spargimenti di sangue di
civili, lasciò Napoli, ma si rifugiò nella fortezza
di Gaeta, seguito da tutti coloro che volontariamente
scelsero di salvare l'onore combattendo dalla
parte del legittimo ed amato sovrano aggredito.
A Gaeta

La
fortezza di Gaeta
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Anche
sulla storia dell'assedio di Gaeta, sicuramente
una delle pagine più tragiche ed
eroiche della storia del Risorgimento,
sono stati ormai scritti tanti libri seri
ed avvincenti, anche di recente, e ad
essi rinviamo per un approfondimento della
questione (vedi la pagina Libri
Consigliati ).
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Lasciando
Napoli, Francesco II emanò un proclama,
l'8 dicembre 1860, di cui riportiamo alcune
frasi: «(
)
ho preferito lasciare Napoli, la mia propria
casa, la mia diletta capitale per non esporla
agli orrori d'un bombardamento, come quelli
che hanno avuto luogo più tardi in Capua
ed Ancona. Ho creduto di buona fede che il Re
del Piemonte, che si diceva mio fratello, mio
amico, che mi protestava disapprovare la invasione
di Garibaldi, che negoziava col mio governo
un'alleanza intima per veri interessi d'Italia,
non avrebbe rotto tutti i patti e fatte violare
tutte le leggi, per invadere i miei Stati in
piena pace, senza motivi né dichiarazioni
di guerra. Se questi erano i miei torti, preferisco
le mie sventure ai trionfi dei miei avversari» .
Il proclama spaventò il capo della
polizia della Luogotenenza Silvio Spaventa,
visto che, come testimonia Ruggero Moscati,
«produsse larghissima
impressione in vasti strati della popolazione
meridionale»
.
A Gaeta convennero infatti migliaia di borbonici
fedeli (contemporaneamente resistevano eroicamente
anche le fortezze di Civitella del Tronto -
che fu l'ultima a cadere - e Messina), pronti
anch'essi a morire in difesa del proprio sovrano
e della loro patria e per testimoniare la fede
e la civiltà avita e manifestare coi
fatti il loro rifiuto di una società
corrotta e traditrice alla quale sentivano di
non appartenere.
Come già detto, la storia della tragica
resistenza della fortezza di Gaeta, assediata
da un uomo spietato, è nota, ed esistono
pubblicazioni valide che ne forniscono il racconto.
L'assedio, iniziato il 13 novembre 1860, durò
fino al 13 febbraio 1861. Fu condotto con tale
asprezza, che occorre ricordare che Cialdini
ebbe l'ardire di far bombardare perfino la stanza
dei sovrani, evidentemente nella speranza di
ucciderli.
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