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Francesco II
Re delle Due Sicilie

Tutti gli storici sono concordi nell'affermare che il comportamento eroico di Francesco II all'assedio di Gaeta valse a riscattarlo dalle sue debolezze politiche, vere e presunte. Potremmo riportare tantissimi commoventi giudizi di storici simpatizzanti; preferiamo invece riportare, a nome di tutti, l'obiettivo e più asettico giudizio di uno storico di valore indiscusso e certamente non filoborbonico. Scrive Giuseppe Coniglio: «Tuttavia seppe, di fronte alla storia, riscattare i propri insuccessi con l'assedio di Gaeta cui partecipò con audacia, per dimostrare all'Europa che sapeva agire, e vi riuscì in pieno, anche se sostenuto dall'esempio e dall'incoraggiamento della moglie. Sarebbe stato facile per i due sovrani fuggire (…) Ma Francesco non volle piegarsi a questa umiliazione e preferì combattere a lungo, ottenendo anch'egli davanti al giudizio degli stessi nemici quell'onore delle armi che ebbero tutti i difensori di Gaeta»G. CONIGLIO, I Borboni di Napoli, Corbaccio, Milano 1999, p. 460. .
Vogliamo concludere questa pagina con un tributo a S. M. Maria Sofia Regina delle Due Sicilie Così Martucci descrive Maria Sofia di Baviera:"Sorella dell'imperatrice Elisabetta d'Austria - la Sissi della leggenda - Maria Sofia, l'affascinante quanto effimera sovrana di Napoli, nel lungo assedio fu infermiera fra i feriti, impavida sugli spalti fra i cannoni, sorridente tra i soldati, sempre pronta ad indirizzare una parola di incoraggiamento a quell'umanità sofferente…". MARTUCCI, op. cit., p. 194. , vera animatrice dell'assedio di Gaeta, salvatrice dell'onore del Regno e dell'esercito borbonico: non passò giorno che non trascorse ad aiutare i suoi soldati sotto le cannonate, a curare le loro ferite, a condividere i loro stenti e le loro paure, ad incoraggiarli, a nutrirli, a soccorrerli, così come dava forza al marito nei momenti più difficili.
La coppia reale a Gaeta diede degnissimo spettacolo di sé, uno spettacolo fatto di amore, abnegazione, devozione, onore e dignità, senso del dovere e della patria, ma anche di serenità e di affetto per i propri soldati.

S.M. Maria Sofia di Borbone
delle Due Sicilie

Gaeta resterà sempre, nella storia dei Borbone delle Due Sicilie, nella storia del Regno di Napoli, nella storia degli italiani e nella storia in sé una delle pagine più ricche di gloria, dignità e onore. L'hanno firmata migliaia di volontari - e, idealmente, anche i volontari che contemporaneamente combattevano, senza neanche i sovrani presenti, nelle fortezze di Messina e di Civitella del Tronto, gli altri due eroici baluardi della resistenza borbonica, espugnati solo con la truce violenza - che hanno apposto la propria firma di sangue e onore a seguire alle prime due, quelle dei giovanissimi Reali, Francesco II e Maria Sofia di Borbone delle Due Sicilie.
Così il poeta napoletano Ferdinando Russo ha cantato l'eroismo della Regina nella lirica O' surdato 'e Gaeta:



"E ' a Riggina! Signò! … Quant'era bella!
E che core teneva! E che maniere!
Mo na bona parola 'a sentinella,
mo na strignuta 'e mana a l'artigliere…
Steva sempre cu nui! … Muntava nsella
Currenno e ncuraggianno, juorne e sere,
mo ccà, mo llà … V''o ggiuro nnanz' 'e sante!
Nn'èramo nnammurate tuttequante!
Cu chillo cappellino 'a cacciatora,
vui qua' Riggina! Chella era na Fata!
E t'era buonaùrio e t'era sora,
quanno cchiù scassiava 'a cannunata!…
Era capace 'e se fermà pe n'ora,
e dispenzava buglie 'e ciucculata…
Ire ferito? E t'asciuttava 'a faccia…
Cadiva muorto? Te teneva 'mbraccia…
".

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  La Controrivoluzione filoborbonica

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