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Tutti gli storici sono concordi nell'affermare
che il comportamento eroico di Francesco II
all'assedio di Gaeta valse a riscattarlo dalle
sue debolezze politiche, vere e presunte. Potremmo
riportare tantissimi commoventi giudizi di storici
simpatizzanti; preferiamo invece riportare,
a nome di tutti, l'obiettivo e più asettico
giudizio di uno storico di valore indiscusso
e certamente non filoborbonico. Scrive Giuseppe
Coniglio: «Tuttavia
seppe, di fronte alla storia, riscattare i propri
insuccessi con l'assedio di Gaeta cui partecipò
con audacia, per dimostrare all'Europa che sapeva
agire, e vi riuscì in pieno, anche se
sostenuto dall'esempio e dall'incoraggiamento
della moglie. Sarebbe stato facile per i due
sovrani fuggire (
) Ma Francesco non volle
piegarsi a questa umiliazione e preferì
combattere a lungo, ottenendo anch'egli davanti
al giudizio degli stessi nemici quell'onore
delle armi che ebbero tutti i difensori di Gaeta»
.
Vogliamo concludere questa pagina con un tributo
a S. M. Maria Sofia Regina delle Due Sicilie
, vera animatrice dell'assedio di Gaeta, salvatrice
dell'onore del Regno e dell'esercito borbonico:
non passò giorno che non trascorse ad
aiutare i suoi soldati sotto le cannonate, a
curare le loro ferite, a condividere i loro
stenti e le loro paure, ad incoraggiarli, a
nutrirli, a soccorrerli, così come dava
forza al marito nei momenti più difficili.
La coppia reale a Gaeta diede degnissimo spettacolo
di sé, uno spettacolo fatto di amore,
abnegazione, devozione, onore e dignità,
senso del dovere e della patria, ma anche di
serenità e di affetto per i propri soldati.

S.M.
Maria Sofia di Borbone
delle Due Sicilie |
Gaeta
resterà sempre, nella storia dei
Borbone delle Due Sicilie, nella storia
del Regno di Napoli, nella storia degli
italiani e nella storia in sé una
delle pagine più ricche di gloria,
dignità e onore. L'hanno firmata
migliaia di volontari - e, idealmente,
anche i volontari che contemporaneamente
combattevano, senza neanche i sovrani
presenti, nelle fortezze di Messina e
di Civitella del Tronto, gli altri due
eroici baluardi della resistenza borbonica,
espugnati solo con la truce violenza -
che hanno apposto la propria firma di
sangue e onore a seguire alle prime due,
quelle dei giovanissimi Reali, Francesco
II e Maria Sofia di Borbone delle Due
Sicilie.
Così il poeta napoletano Ferdinando
Russo ha cantato l'eroismo della Regina
nella lirica O' surdato 'e Gaeta: |
"E
' a Riggina! Signò!
Quant'era
bella!
E che core teneva! E che maniere!
Mo na bona parola 'a sentinella,
mo na strignuta 'e mana a l'artigliere
Steva sempre cu nui!
Muntava nsella
Currenno e ncuraggianno, juorne e sere,
mo ccà, mo llà
V''o ggiuro
nnanz' 'e sante!
Nn'èramo nnammurate tuttequante!
Cu chillo cappellino 'a cacciatora,
vui qua' Riggina! Chella era na Fata!
E t'era buonaùrio e t'era sora,
quanno cchiù scassiava 'a cannunata!
Era capace 'e se fermà pe n'ora,
e dispenzava buglie 'e ciucculata
Ire ferito? E t'asciuttava 'a faccia
Cadiva muorto? Te teneva 'mbraccia
".
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