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In
tal senso, detterà le regole di vita
e lavoro comunitario, che resero famoso nel
mondo il sito di San Leucio come uno dei primi
tentativi di socialismo agrario di stampo illuminista
ed anche un po’ utopista, anche se lo
spirito che mosse Ferdinando era un sano paternalismo
regale. Scrisse infatti il Re: «(…)
Questa norma e queste leggi da osservarsi dagli
abitanti di San Leucio che da ora innanzi debbono
considerarsi come una sola famiglia sono quelle
che io qui propongo e distendo, più in
forma di istruzione di un Padre ai suoi figli
che come comandi di un legislatore ai suoi sudditi»
.
Queste
norme erano numerose, e regolavano anche
gli aspetti della vita privata:
- l’uguaglianza: «nessuno
deve distinguersi dagli altri se non per
esemplarità di costume ed eccellenza
di mestiere»;
- matrimoni: età non inferiore
ai 20 anni per gli uomini e ai 16 per
le donne, e, soprattutto, «nella
scelta non si mischino punto i genitori
ma sia libera dei giovani»; era
abolita la dote, per la quale provvedeva
il sovrano stesso; |

San
Leucio: Abitazioni |
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«Lo scopo di questa società è
che tutti rimangan nel luogo»: severe
erano le leggi per chi voleva sposarsi fuori,
che comunque doveva abbandonare per sempre la
colonia; per gli uomini che sposavano donne
esterne ma intenzionate a venire a vivere a
San Leucio, la regola era che queste dovevano
prima imparare il mestiere;
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istruzione: obbligatoria per tutti, «per
diventar uomo dabbene e ottimo cittadino»;
- retribuzione: era data in base alla
perizia del singolo fino al massimo che
«si gode dai migliori artisti nazionali
e forestieri»;
-
ereditarietà: i testamenti furono
aboliti, e l’unica successione era
quella fra padre e figli con parti uguali
tra di loro, e usufrutto alla vedova;
in mancanza di eredi i beni del defunto
andavano al Monte degli Orfani;
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governo: elezione democratica da parte dei capifamiglia
di 5 individui scelti fra i più savi,
giusti e prudenti;
- provvedimenti sociali: casa degli infermi;
cassa della carità sovvenzionata con
una tassa sul reddito di ciascuno e da libere
offerte, che provvedeva ai bisogni degli sventurati
fino alle esequie funerarie e ai suffragi religiosi;
lotta agli evasori, additati prima al pubblico
disprezzo, e, se recidivi, privati di ogni forma
di assistenza;
- giustizia: vi era un esercizio interno, che
arrivava fino all’espulsione nei casi
gravi, ed alla consegna alla giustizia statale
nei casi dei reati penali comuni;
- lavoro: la giornata lavorativa era di 11 ore
giornaliere; ricordiamo che negli stessi anni
in Inghilterra gli operai (che certo non vivevano
nelle amenità naturali di San Leucio!)
non avevano alcuna garanzia di nessun genere,
e le giornate lavorative giungevano fino a 16
ore giornaliere, anche per i fanciulli; inoltre
v’era parità assoluta di salario
fra uomini e donne.
Non
possiamo non ricordare, in tale sede,
gli elogi sperticati di cui fu ricoperto
Re Ferdinando IV da coloro che poi nel
1799 lo tradiranno senza scrupolo alcuno
di riconoscenza e coerenza: anzitutto
della nota Eleonora Fonseca Pimentel,
“amica” della Regina, che,
dopo aver scritto di lui che superava
in grandezza addirittura Alessandro Magno
e dopo averlo nominato “Novello
Numa”, lo definì su “Il
Monitore” repubblicano imbecille,
vilissimo despota e stupido tiranno…
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La
mietitura a San Leucio |
Naturalmente,
dopo il 1860, il sito fu abbandonato a se stesso,
e poi come sempre ne venne cancellata la memoria:
«I 780 gigli d’argento dorato che
facevano parte della fastosa decorazione della
sala del Trono di Palazzo Reale a Napoli, usciti
da quella filanda, vennero rimossi dai funzionari
di casa Savoia e bruciati il 14 settembre 1861.
Le 20 libbre d’argento ricavate saranno
poi vendute per un pugno di ducati» . |