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Le origini dello stemma delle Due Sicilie

(Testo redatto dal Cavaliere Costantiniano Avv. Silvio Vitale e già pubblicato sul numero di novembre 2004 del periodico “L’Alfiere”)

Le origini: Normanni e Svevi

La prima dinastia stabilitasi nelle Due Sicilie fu quella normanna degli Altavilla (1042 – 1194). Ruggiero, proclamato re nel 1130, come dice Giovanni Antonio Summonte, “portò per insegna una duplicata banda, ripartita in cinque parti, cioè cinque rosse, e cinque d’argento, la qual cala dalla parte destra alla parte sinistra per traverso, posta in campo azzurro, come portarono tutti i Normanni suoi predecessori: le quali secondo la ragione della Blason dell’armi, così dicono i Tedeschi, come composte di due principali colori, e del metallo d’argento, non significano altro, che un animo invitto in acquistar dominio” .
Dopo i Normanni, gli Svevi della famiglia Hohenstaufen (1194 – 1266) adottarono il simbolo dell’Aquila di nero, in campo d’argento per la dignità regia, e in campo d’oro per la dignità imperiale , riferibile quest’ultima ai soli Corrado VI e Federico II. Peraltro Federico, oltre che imperatore, fu anche re di Gerusalemme dal 1229 al 1244. Spetta a lui, dunque, anche lo scudo di Gerusalemme che descriveremo più avanti.
Mentre dell’insegna dei Normanni non v’è più traccia negli scudi che nel tempo furono rappresentativi delle Due Sicilie, l’Aquila sveva ebbe, come vedremo in seguito, sorte diversa.

Lo Stemma Normanno

Gli Angiò

Quando gli Angiò (1266 – 1442) s’impasdronirono delle Due Sicilie scacciandone gli Svevi, conferirono al regno l’insegna del proprio casato, un tappeto di gigli d’oro in campo azzurro, sormontato da un Rastrello rosso. Il citato Summonte spiega che l’adozione del Rastrello valse a differenziare il ramo cadetto di Carlo I d’Angiò e dei suoi successori da quello principale dei re di Francia. E smentisce che il primo re angioino abbia, come sosteneva una tradizione erudita, adottato il Rastrello con il motto NOXIAS HERBAS (le cattive erbe) alludente alla rimozione della mala pianta del re Manfredi scacciato dal Regno . Cade ugualmente la tradizione popolare secondo cui il Rastrello avrebbe simboleggiato l’estirpazione dei Musulmani dai territori conquistati.

Lo Stemma Angioino

Aggiunge il Summonte che Carlo, “poiché ottenne le ragioni del Regno di Gerusalemme accoppiò alle sue armi quelle di quel Regno, che è un H con un I in mezzo, fra quattro crocette piccole” .
A questi due scudi gli Angiò aggiunsero, a partire da Carlo III detto di Durazzo, che fu incoronato re d’Ungheria nel 1385, il relativo scudo costituito da otto Fasce di rosso e d’argento.


Gli Aragonesi

Quando, nel 1282, a seguito dei Vespri Siciliani, Carlo d’Angiò fu scacciato dalla Sicilia, la corona dell’isola passò agli Aragonesi (1282 in Sicilia, 1442 a Napoli – 1496) e fu offerta a Pietro d’Aragona, sposo di Costanza di Svevia figlia di re Manfredi. La Sicilia rimase unita per alcuni anni alla corona aragonese e insegna comune dei due regni furono “oro e fiamme, cioè le bande vermiglie in campo d’oro” .
Nel 1296 Pietro divise i due regni tra i due suoi figli. A Giacomo II toccò l’Aragona e a Federico II la Sicilia. Quest’ultimo “pose su un unico scudo, inquartato in croce di Sant’Andrea, le insegne araldiche paterne e materne, istituendo quell’arma che per secoli indicherà la terra siciliana” , ovvero inserì nei due angoli superiore e inferiore le bande vermiglie e d’oro e nei due angoli laterali le aquile nere in campo d’argento. Gli Aragonesi vollero così stabilire una legittimazione ereditaria dagli Svevi, che sarà seguita nel tempo da tutti i loro successori.
Lo Stemma Aragonese

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